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Mongolia: Lotus Center
All'uscita dell'aeroporto l'impatto che ho avuto era quello di essere in un deserto, la terra era rossiccia, colline ovunque, macchine impolverate. Didi Kalika ci è venuta a prendere e ci ha accompagnato al Lotus Center che si trova a Yarmag. Si trova alla periferia della capitale, è un quartiere di "baraccopoli": le costruzioni sono di legno, non c'è l'acquedotto, nemmeno le fognature, la corrente elettrica si. Quando vidi l'orfanotrofio rimasi "scioccata", abituata come sono alle cose per bimbi nuove, persino "lucide". I bambini ci sono accorsi appresso subito, sono calorosi, semplici e ben educati. Didi Kalika è per loro la mamma. Nella prima settimana ho vissuto più tempo in orfanotrofio coi bimbi, ho seguito i ritmi della loro giornata scandita dai giochi fatti nel tappeto della stanza principale dell'orfanotrofio, dai pasti, il bagno, la pipì prima del sonnellino pomeridiano. I bambini dalla Didi sono 77, c'è anche un Dada che gestisce una scuola per adolescenti ai quali viene loro insegnato principalmente l'inglese e il canto. Nel periodo in cui siamo andati i bambini della Didi più grandicelli erano in quella che noi chiamiamo "colonia", per loro è la vacanza estiva in country side. Lì in campagna i bimbi hanno la possibilità di giocare su ampi spazi, di andare a cavallo. Didi si avvale dell'aiuto di volontarie margi della Mongolia e di personale che presta servizio di volontariato per 6/12 mesi proveniente da altri paesi in special modo dall'Australia. A parte in città i cui condomini pur nella loro fatiscenza sono dotati di acqua potabile e servizi igienici, nel resto della Mongolia è assente la rete fognaria. Nel Lotus Center come in tutto il quartiere di Yarmag, un'auto cisterna provvede a caricare un grosso contenitore di acqua potabile. La fatica è molta sia per raccogliere giornalmente con i secchi l'acqua dal contenitore, sia considerato che non ci sono le tubature e quindi si lava/risciacqua le stoviglie, si cucina, si carica la lavatrice tutto a mano. I bambini vengono nutriti principalmente con riso, latte, pomodori, carote, patate, frutta (prugne e piccole mele), biscotti, pane nero. Non c'è possibilità di dar loro una dieta più variata in quanto la Mongolia è un paese povero di coltivazioni per motivi climatici e il terreno stepposo che non consente di far crescere se non poche specie di verdure. La frutta poi è importata dal paese vicino, la Cina con costi elevati. Non mancano tuttavia i prodotti caseari, i mongoli sono abituati ad una dieta ricca di latte e suoi derivati: è infatti una delle principali fonti di nutrimento assieme alla carne. I bambini del Lotus Center vengono visitati una o due volte la settimana da una infermiera che lavora all'Ospedale della capitale e che è stata incaricata dalla Didi per curare i bimbi. I piccoli presentavano prevalentemente problemi legati alla mancanza di igiene quali la scabbia, i pidocchi. Qualche caso di infezione intestinale. L'infermeria è abbastanza dotata di medicinali inviati gratuitamente dallo stato australiano (principale fonte di aiuto per il sostegno dell'orfanotrofio) e da quello cinese e coreano. Ciò che fondamentalmente manca è il personale sanitario e la costanza di cure di cui i bimbi necessiterebbero: come dire che nel curare le dita piagate e il cuoio capelluto infetto da scabbia, è necessario farlo con costanza e giornalmente altrimenti il contagio diventa (come nel nostro caso) un circolo vizioso senza fine e i bambini non guariscono mai. I bimbi avrebbero bisogno di un maggior monitoraggio nella somministrazione dei farmaci e soprattutto delle vitamine non solo per favorire l'innalzamento delle difese immunitarie (che è una causa dei loro problemi) ma anche per poter ottenere un maggior successo sanitario. I bambini più grandi vanno a scuola, Didi stessa e le volontarie insegnano materie di cultura generale e soprattutto l'inglese. La scuola è organizzata da un punto di vista pratico e progettuale come una scuola occidentale, con giochi, spogliatoi, piccola cucina, aula studio. Il problema più grosso è l'inverno, con il suo clima freddo e rigido è il periodo più lungo dell'anno perché va da ottobre a marzo e raggiunge temperature fino ai meno 30 sotto zero. I bambini stanno all'interno della scuola o nelle loro "case": stanza in cui dormono tutti assieme per terra sul tappeto chiaramente avvolti dalla coperta e il cui riscaldamento consiste nella stufa in cui se non c'è la possibilità di avere legna si brucia sterco di animali essiccato. I bambini più grandi hanno invece a disposizione alcuni lettini ma essendo troppo pochi dormono assieme a due a tre. Sono stati donati al Lotus Center i sanitari per la realizzazione di un bagno ma mancano le tubature e il denaro per costruirlo.
Il Rotari di Tokio ha donato al Lotus un furgoncino col quale i bimbi vengono accompagnati in gita o in città.
I giochi dei bimbi sono molto semplici, si tratta per lo più di peluche regalati da privati o enti della Cina e della Corea, qualche gioco di plastica come lo scivolo o il seggiolino per l'altalena. Nonostante le difficoltà in cui gli acarya si trovano impegnati, il Lotus Center è "l'isola felice" della Mongolia, Didi Kalika (con la quale per altro sono stata più a contatto) è considerata la nostra "Madre Teresa" in Asia, per indicarne i riconoscimenti, peraltro meritati, dategli da autorità locali ed estere nonché dalla stessa gente del posto.
L'esperienza è stata ricca:
l'"abbondanza" di stimoli, di emozioni, di suggerimenti mi accompagna tutt'ora fino a quasi divenire "musa ispiratrice" del mio vivere quotidiano. Loredana Spagnolo
Lonely planet:trafiletto che parla del progetto di Didi Ananda Kalikatratto dalla guida turistica lonely planet:Mongolia I° edizione italiana - Luglio 2001
178 Ulaan Baatar
Una conseguenza dei recenti rivolgimenti sociali avvenuti in Mongolia e della crescente povertà è stata l'apparizione di bambini di strada ad Ulaan Baatar. Si stima che un numero compreso fra 3000 e 6000 bambini abbandonati viva nelle cloache sotterranee e fra le tubazioni del riscaldamento: è questo l'unico posto dove i bambini possono sopravvivere in inverno, quando le temperature scendono a –30° C. La maggior parte di questi bambini sono stati abbandonati da genitori non in grado di mantenerli (la disoccupazione a Ulaan Baatar raggiunge il 37%), sono stati inviati da parenti che vivono in campagna, oppure sono scappati da un padre o da una madre alcolizzati (l'80% dei bambini di strada proviene da famiglie formate da un solo genitore). Molti bambini, in particolare i maschi, preferiscono la libertà delle strade alla severa disciplina e alla scuola dei ricoveri per senzatetto. Gli inverni sono tuttavia assai rigidi. Le bambine finiscono nella maggior parte dei casi nel giro della prostituzione. Malnutrizione, sifilide, scabbia e pidocchi sono all'ordine del giorno. A Ulaan Baatar vi sono circa 20 ricoveri, molti dei quali gestiti da organizzazioni non governative straniere, per un totale di 500 posti letto. Numerose organizzazioni lavorano con i bambini. Fra queste, vi sono Save the Children, il National Centre for Children e il Lotus Children's Centre.
Notiziario gratuito AMURT/EL – Gennaio 2004 -Per contributi e suggerimenti e info. scrivete a:fullara@hotmail.com Visitate il sito www.amurt.it
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