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Thailandia: esperienze
Baan Unrak: "La Casa della Gioia"
"[...] Il paesaggio è il più bello che abbia visto in tutta la mia vita; a pochi minuti dalla casa c'è un lago enorme e ancorate alla riva ci sono delle case, con giardino e tutto. E' vero che sono i più poveri dei poveri ma le case-imbarcazione sono molto pittoresche.
Tornando ai bambini di Baan Unrak sono quasi tutti birmani orfani o abbandonati. La situazione è terribile perché i birmani cercano di scappare e i thailandesi danno loro la caccia per rimandarli indietro.
Se li beccano, li mettono subito in prigione e la prigione non è come quella italiana; due sere fa sono andata alla prigione dove c'erano cinque persone, uomini, donne e bambini, tutti insieme, in uno spazio sufficiente solo per allungarsi (per fortuna erano solo 5, altrimenti sarebbero stati seduti); il cibo ovviamente non è compreso e se nessuno ne porta, possono stare senza anche per 5 giorni.
Così cercano di nascondersi nella foresta dove qualcosa da mangiare si trova sempre. Ho poi capito perché non vogliono stare in Birmania. Lì c'è una dittatura militare che ha continue insurrezioni nel paese.
Per combattere queste insurrezioni i militari vanno in un paese e obbligano il villaggio a dare cibo, donne e uomini da usare come portatori delle munizioni. Tutti sanno che i portatori non torneranno vivi e così cercano di scappare. Le donne e i bambini, oltre ad essere usati come portatori, sono usati per sesso e mandati davanti all'esercito quando ci sono degli attacchi. Ora la Thailandia rimanda ai soldati birmani quelli che riesce a prendere: ovviamente diventano portatori. Rimandano in Birmania anche coloro che sono stati qui per 10 anni e anche i bambini che sono nati qui, ma che non è stato possibile regolarizzare. E così ci sono delle ragazzine che vivono nella paura di essere scoperte e praticamente non possono allontanarsi dalla casa. Bisogna fare miracoli per salvare tutti i bambini [...]" mi scriveva mia madre da Sangklaburi, Thailandia nel novembre 2003.
Successivamente, a gennaio 2004, ho avuto io stessa l'opportunità di essere ospite del centro "Baan Unrak" di Sangklaburi. Questo paese si trova a una ventina di km dal confine birmano, in suolo thailandese.
Ed è proprio qui, che Didi Devamala, italiana di Verona, nel 1991, ha dato vita ad una casa per bambini e donne abbandonate. Osservando quello che è adesso l'intero progetto, sembra incredibile che poco più di dieci anni fa nulla esistesse.
Didi mi ha raccontato di come abbia percepito, in occasione della sua prima visita a Sangklaburi, che lì potesse fare grandi cose ed essere di aiuto. "Era un luogo desolato," mi disse uno dei primi giorni che trascorrevo con lei, "avevano appena costruito una diga e allagato pertanto l'intera valle, ma all'interno di quello che ormai era un lago, tanti alberi continuavano a vivere. Ho sentito subito che quello fosse il posto dove la mia opera sarebbe stata utile". E così è stato. Negli anni, con il solo aiuto economico di tanti piccoli benefattori, Didi ha avviato una casa e ha fornito la possibilità a bambini, il cui numero è aumentato nel tempo fino a più di 70, quali sono ora, di avere una famiglia.
Baan Unrak non è un orfanotrofio. Nei visi di bambini e bambine, splende felicità e gratitudine. "Senza Didi non so se potrei essere qui a parlare adesso", disse una delle bambine del centro in occasione di un'intervista per la televisione locale, "Didi ci ha dato l'amore di una madre e grazie a questa certezza noi siamo felici e per noi Baan Unrak è una casa".
Baan Unrak, che in thailandese vuol dire "Casa della Gioia", è un centro della Neo Humanist Foundation. I bambini vivono in "sottogruppi" con ognuno un adulto responsabile. Molti di essi sono piccoli e necessitano più di altri di speciali cure. Un progetto innovativo di scuola è stato avviato sotto la responsabilità di Didi Anuraga. Lì i bambini imparano tutte le materie e soprattutto l'inglese, giocando e divertendosi. Gli insegnanti sono fantastici. Altri bambini vanno invece alla scuola pubblica. Come dice a volte ridendo Didi Devamala, a Baan Unrak c'è tranquillità solo quando i bambini sono a scuola, cioè dal lunedì al venerdì fino alle tre di pomeriggio. Poi, la casa si anima.
Man mano, tutti i bambini tornano, alcuni, e soprattutto le ragazze più grandi, studiano parecchio: vogliono imparare e portare avanti la loro istruzione con una forte volontà che qui, in Italia, sembra incredibile.
Sono disposte a mille sacrifici pur di non rinunciare al loro sogno. "Quando avrò una posizione" dice una delle ragazzine di Didi, "voglio anche avere una famiglia e poter aiutare Didi e i bambini che ci saranno qui". "Io voglio continuare a vivere a Baan Unrak anche quando sarò grande" è il commento di un'altra ragazza. Didi sta mandando alcune di esse all'università a Bangkok. Altri bambini, che magari non hanno compiti, quando tornano a casa, iniziano a giocare tutti insieme, prendono le biciclette, si fanno un giro, vengono spesso e volentieri accompagnati al lago per nuotare.
Un elemento fondamentale è lo yoga e la meditazione. Tutti i bambini, sia i più piccoli che i più grandi, li praticano.
Alcuni inoltre fanno parte del gruppo di yoga e preparano spettacoli incredibili. Hanno un'agilità sorprendente e lo yoga li aiuta a star meglio, anche dal punto di vista fisico. "Da quando abbiamo iniziato a fare yoga più intensivamente," dice Didi, "non abbiamo avuto più casi di malaria: i loro corpi si sono irrobustiti". Il gruppo di yoga, inoltre, ha la possibilità di viaggiare in occasione degli spettacoli. La sera, dopo l'ora di meditazione, Didi parla ai presenti e si sofferma spesso sui valori fondamentali che ognuno dovrebbe fare propri. E' un piacere stare tutti seduti in cerchio ad ascoltarla. Da alcuni anni, è stato avviato un nuovo progetto di tessitura.
Didi ha in questo modo trovato un modo per impiegare alcune mamme senza lavoro e fornire un reddito proprio alla casa. Le donne della tessitura producono vestiti, sciarpe e coperte colorate. Questa attività in campo tessile ha permesso quindi l'avvio di un negozio ben fornito. Sempre in quest'ottica, vi è anche il progetto della "Bakery", una specie di panetteria la cui specialità è il "cheesebread", pane al formaggio. Ultimamente, con la cooperazione di Didi Mangala, è iniziato il progetto di "Farm", ovvero una fattoria che si autosostiene. A qualche km dalla casa dei bambini, Didi ha infatti un terreno che coltivano e dal quale ricavano frutta, verdura, per ora assolutamente non sufficienti, ma che in futuro potrebbero rivelarsi una fonte di approvvigionamento. Tale è il vicino ed integrante progetto coordinato da Dada Ramakrishna, per i ragazzi grandi, dove producono frutta e verdura e dove imparano a costruire case, a fare i mattoni, ... Tra gli altri progetti, vi è quello di portare cibo alle prigioni. Didi se ne occupa personalmente ogni giorno, in modo che i prigionieri di Sangklaburi possano avere almeno un'ultima cena prima di essere rispediti al loro triste destino in terra birmana. Le esigenze a cui Didi va incontro sono sempre numerose. Un piccolo aiuto le viene da volontari che trascorrono alla casa un certo periodo di tempo.
Ci sono sempre ragazzi e ragazze di diverse nazionalità (quando ero lì io c'erano italiani, inglesi, americani, canadesi e filippini) che fanno di Baan Unrak una propria esperienza di lavoro, e soprattutto di vita. L'ambiente dei volontari si rivela così animato e piacevole. Io ho trascorso solo un breve periodo a Baan Unrak, ma penso di tornarci presto. La mia esperienza è stata fantastica ed ho incontrato delle persone stupende con le quali mi sono divertita e che mi rimarranno per sempre nel cuore. Il mio compito principale era di dare le medicine. Mi sono soprattutto presa cura di due bambini straordinari: fratello e sorella di nome Pirot e Kushuma. Rispettivamente di sette e cinque anni, Pirot e Kushuma sono ammalati di AIDS. Abbiamo iniziato una nuova cura che sembra, per il poco che abbiamo visto, funzionare per i loro problemi di salute. Pochi giorni fa Didi Devamala mi ha scritto: "Penso che le medicine che tu davi a Pirot e Kushuma abbiano un effetto positivo. La Kushuma non ha più il pus nell'orecchio e l'odore è scomparso completamente. E' più difficile dire se ha effetti positivi su Pirot, ma io penso che li abbia. Un monaco buddista medico, che è venuto a trovarci, ha esaminato i risultati del sangue di Pirot e il suo commento è stato che se questo bambino non fosse vegetariano, non sarebbe in vita adesso. Per la cura che hai cominciato sono anche stata fortunata, una ragazza, che era una nostra vicina e studente quando avevamo cominciato la nostra casa dei bambini, è venuta a chiedermi se poteva stare con noi. Dalla sua espressione ho capito che ha avuto un esaurimento nervoso e che aveva bisogno di rilassarsi. Probabilmente tu ti chiederai come fa a riposarsi qui con tutti questi bambini, ma lei aveva bisogno di rilassarsi dalle responsabilità e obbligazioni che aveva verso la famiglia. Qui non ha la tensione di guadagnarsi il cibo e ha più tempo per se stessa. Le ho dato solo il dovere di amministrare le medicine. Sotto osservazione, ho capito che questo era un buon lavoro per lei. Lei rende servizio ma non al di là delle sue poche energie. Fino adesso tutto va bene. Vedo che Pirot e Kushuma si riprendono e la ragazza (Rosymoo) sta riprendendo confidenza in se stessa e si sta rilassando." Non mancavano però i momenti di festa, di svago e di visita: il luogo, come mi aveva scritto mia madre, è semplicemente stupendo. Bella è anche l'atmosfera di questo paese tanto diverso dai nostri, del suo mercato e di tutti che si spostano usando i motorini. Un giorno Didi ha mandato David, un ragazzo inglese che ha trascorso a Sangklaburi più di un anno della sua vita, Nisou, un ragazzo della casa, e me ad un villaggio nella foresta per riportare a casa una ragazza. Il lungo cammino nella foresta pluviale è stato distruttivo, ma un'esperienza fantastica. Abbiamo camminato, parlato, e siamo tornati. Durante l'ultima settimana della mia permanenza a Sangklaburi, il monastero vicino celebrava una festa e il festival allestito in quell'occasione è durato per quattro giorni ininterrotti, radunando alla sera tutta la gente del luogo, con il cinema all'aperto, musica, danze e tanto cibo in vendita. La sera è stato fantastico andarci.
A volte abbiamo portato anche i bambini e spesso venivano con noi i ragazzi più grandi del centro. Giocavamo e ridevamo per tutta la serata: è stato un evento entusiasmante per noi, e penso anche per loro. Una sera eravamo rimasti in pochi al festival e con noi c'erano Nisou ed Et, due ragazzi nostri coetanei, vivaci e divertentissimi. Poi però ho riflettuto su quanto la loro vita sia stata diversa dalla nostra. Abbiamo praticamente la stessa età, ma le esperienze che hanno caratterizzato le nostre vite non hanno nulla a che vedere. Nisou ed Et sono stati nell'esercito dei soldati birmani da quando avevano 10 anni fino a 15, quando sono stati lasciati a Didi. Sicuramente questa esperienza, di cui peraltro non so quasi nulla, ha caratterizzato e continuerà a segnare la loro vita. Ora però Didi ha trovato loro un lavoro e ricostruito la loro vita, accogliendoli alla casa.
Vorrei conoscere di più sulle tristi storie di questi bambini: ognuno di loro ha nel passato esperienze diverse e purtroppo, talvolta, drammatiche. Ho letto una volta una frase della Daw Aung San Suu Kyi (leader dell'opposizione birmana, tenuta tuttora in prigionia dal governo del Myanmar) che mi ha colpita: "Vorrei che[l'ovest] ci vedessero non come un paese piuttosto lontano le cui sofferenze non contano, ma come individui i cui diritti umani sono importanti e che potrebbero far molto per il mondo se ne fosse loro concessa la possibilità." Questa è una verità cruda su cui dovremmo riflettere e che, come minimo, dovremmo conoscere. Per descrivere la situazione della vicina Birmania (Myanmar), situazione che stravolge gli equilibri di una paese come Sangklaburi, mi sembra opportuno riportare ciò che scrive il Dipartimento di Stato Americano in un suo rapporto del 1994 sui diritti umani in Birmania: "Nonostante un'apparenza di maggior normalità alimentata dall'incremento delle attività economiche, l'inaccettabile record di violazioni dei diritti umani da parte del governo non è variato rispetto al passato. Lontano da ciò che possono vedere i turisti, i cittadini del Myanmar continuano a vivere soggetti in ogni momento e senza appello all'arbitraria e brutale dittatura dei militari. Continuano ad arrivare rapporti credibili, particolarmente in aree occupate da minoranze etniche in cui si comunica che i soldati commettono abusi, quali ad esempio le uccisioni extragiudiziali e violenza carnale. L'uso dei portatori per l'esercito con tutti i maltrattamenti, le malattie e la morte che comporta questo compito, rimane una pratica normale e probabilmente ancora aumentata.
I militari birmani obbligano centinaia di migliaia se non milioni di cittadini birmani, inclusi donne e bambini, a contribuire con il loro lavoro, in condizioni difficilissime, alla costruzione di progetti su tutto il territorio. Continua inoltre il trasferimento di interi villaggi da una zona all'altra della Birmania." Questa situazione non è cambiata con il nuovo Millennio. La Birmania è divisa in diverse nazionalità, ed è necessario trovare un'intesa che includa la partecipazione di ciascuna tribù al governo del paese. Altrimenti, la guerra civile non potrà esser fermata e il sogno di costruire un'unione birmana in un paese democratico e sviluppato non potrà esser realizzato. I rifugiati aumentano per colpa del lavoro forzato richiesto per i progetti di infrastrutture da realizzarsi nell'area, come l'oleodotto dal Golfo di Martaban, in Birmania, alla vicina Thailandia che spezzerà ulteriormente la terra di queste popolazioni, e la costruzione delle 110 miglia della ferrovia Ye-Tavoy. Gli abitanti dei villaggi interessati alla costruzione delle infrastrutture sono costretti a spostarsi mentre le brutalità, la violenza e le razzie continuano ad opera del regime militare. In Thailandia, le popolazioni Mon e Karen sono soggetti ad arresto, nell'area di Sangklaburi, distretto di Kanchanaburi, ed è visto come un tentativo dei Thailandesi di far rispettare il recente accordo di cessate il fuoco. E' un luogo senza nome per una popolazione senza casa. Il nuovo primo ministro birmano, generale Khin Nyunt, ha annunciato nell'agosto 2003 una Road Map per ripristinare la democrazia in Myanmar. Il primo passo sarà la stesura di una nuova Costituzione, poi dovrebbero esserci le libere elezioni per un nuovo Parlamento. Peccato che il piano non contempli alcuna scadenza. Pochi credono che i militari di Yangoon (Rangoon) siano veramente sul punto di rinunciare ad immunità e privilegi economici. Fino a questo momento, i problemi che Didi deve affrontare quotidianamente non subiranno alcun rallentamento e la casa dei bambini non cesserà di essere utile per soccorrere le vittime più deboli di questa ingiustificabile discriminazione. Per tutti questi sforzi, Didi Devamala (Donata Dolci) è stata nominata dal governo tailandese migliore volontaria dell'anno per la Thailandia nel 2003 ed è stata inserita nel libro della regina.
Margherita Fegatelli margherita230484@hotmail.com
Tutto è possibile...
Le mie ultime due settimane dal 27 Dicembre al 10 Gennaio le ho passate per la maggior parte con due miei amici che sono venuti a trovarmi. Tornato qua ho dovuto recuperare il vario lavoro accumulato e il tempo corre così in fretta che non mi accorgo. Io qui mi trovo molto bene, infatti quando sono tornato dopo una settimana di assenza, ne sono stato molto felice perché ne sentivo già la mancanza. Dell'Italia a dire la verità fino ad ora non ne ho mai sentita la mancanza. Qui al centro c'è una bellissima atmosfera, è un posto molto gioioso e felice.
Quando si pensa ad orfanotrofi o cose simili si pensa sempre a posti infelici dove i bambini più sfortunati vivono. Ma qui, come il nome dice (Baan Unrak: Home of Joy), è una CASA della FELICITA'. Non è tutto semplice, ci sono sempre vari problemi, ma sto imparando, specialmente da Didi, che tutto è possibile. Lei è una persona straordinaria, ha una forza inesauribile, un'energia e una speranza sempre viva in lei. Il mio lavoro precedentemente era quello di programmatore, qui in poco più di due mesi ho imparato molte più cose che in tutta la mia carriera lavorativa. Ora so sistemare più o meno un computer, conosco la rete, ho creato il giornalino di Natale, la carta d'identità del centro. A Natale ho persino cucinato il pathai per 150 persone (ero sotto la stretta guida di una volontaria di Ryaon, ma ho fatto tutto io). Queste sono tutte cose che mai avrei pensato di fare o almeno in così poco tempo. Probabilmente lavoro molto di più di prima ma non mi dà nessun fastidio, anzi più posso fare e più sono felice. Di cose negative del centro non posso dire niente. Se devo parlare di cose brutte potrei raccontare della società thailandese, magari ne parlerò un'altra volta. Per quanto riguardo la mia esperienza posso concludere che per me è davvero stupenda anche perché non ho menzionato i cambiamenti che probabilmente sono i più importanti e positivi che ho fatto. Da quando sono qua non bevo più, non fumo più e sono diventato vegetariano. L'opposto di quello che facevo prima. In più sto imparando lo yoga e la meditazione che sono due cose stupende (anche se faccio ancora molta fatica). Ringrazio AMURT per l'opportunità che mi ha dato. Tanti saluti, Massimo Grigoli
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Un sogno diventato realtà
Era da molto tempo che mi sarebbe piaciuto fare il mestiere della parrucchiera, a casa (Baan Unrak) i miei amici si lasciavano tagliare molto volentieri i capelli da me. Poi finalmente il mio sogno è diventato realtà e così sono andata ad un centro apposito (Klongtaeys) a Bangkok per fare un corso base che è durato 4 mesi e che mi ha permesso di impratichirmi del taglio, messa in piega, fare le treccine, manicure e pedicure, trucco. Adesso ho un bel certificato che posso esporre nel mio nuovo negozio da parrucchiera. Dopo aver finito il corso volevo aprire un negozio e fortunatamente una signora dalla Norvegia è venuta incontro per poter sponsorizzare le spese necessarie. Lei si chiama Lizabeth e fa la parrucchiera di professione da oltre 20 anni e grazie a lei adesso ho proprio tutto il necessario. Il negozio confina con un panificio da un lato e un centro di yoga e meditazione dall'altro. Lizabeth è stata veramente molto preziosa perché è venuta presso il nostro centro per un mese per potermi aiutare a perfezionare quanto già avevo studiato e farmi sentire sicura davanti ai primi clienti. Adesso ho una clientela numerosa e varia, alcuni chiedono solo il taglio, altri la messa in piega, altri schiarire i capelli o stirarli, ecc. Devo dire che a volte è quasi buffo, chi ha i capelli lisci li vuole ricci e chi li ha ricci li vuole lisci. Io sono sempre molto contenta di poter soddisfare i loro desideri e le loro richieste e sono veramente grata a Lizabeth per tutto quello che mi ha insegnato e per aver esaudito questo mio desiderio. Un grazie anche a didi Anuraga per avermi dato la possibilità di andare a Bangkok a fare il corso per imparare un mestiere che amo. Mi sento orgogliosa per questa mia nuova attività e cercherò di lavorare sempre con molta dedizione, un giorno spero di poter andare a trovare Lizabeth in Norvegia presso il suo negozio. Vimukta
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Baan Unrak
"Per i miei bambini ho un sogno speciale. Nella mia mente li vedo immersi in una luce, e questa luce porta calore e la promessa di un futuro luminoso"
Aspiriamo all'espansione della mente e a creare al tempo stesso un ambiente congeniale dove i ragazzi possano esprimere la loro naturale tendenza all'amore, alla cura e al rispetto per tutte le cose create. Per uno sviluppo olistico dei nostri bambini abbiamo regolari programmi creativi di meditazione e visualizzazione, e organizziamo anche uno spettacolo di movimenti misti a posizioni yoga che ha avuto il pregio di valorizzarci agli occhi della comunità locale, tanto da essere richiesti in tutto il paese e anche all'estero. Per la calma mentale, l'equilibrio emotivo, la buona salute fisica e la consapevolezza sociale dei nostri bambini utilizziamo la ludoterapia, la terapia del linguaggio espressivo, l'autocontrollo e l'educazione sociale, oltre a campeggi e attività di soccorso. Didi Devamala
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Notiziario gratuito AMURT - Aprile 2004 -Per contributi e suggerimenti e info. scrivete a:fullara@hotmail.comVisitate il sito www.amurt.it
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